"Una caduta di stile che, peraltro, incide negativamente anche nei rapporti di civile convivenza con gli attuali alleati. Tutto questo per consentire solo a qualcuno di recuperare qualche manciata di preferenze"....
In merito alla dichiarazioni dell’on. Nicola Cosentino, in relazione all’annunciata adesione al PdL dell’ex consigliere regionale Fernando Errico, il sottosegretario al Lavoro, sen. Pasquale Viespoli, componente dell’Ufficio politico nazionale del PdL, ha rilasciato la seguente dichiarazione “Ho sempre pensato e continuo a ritenere che il PdL non ha tanto un problema di consenso, quanto di rappresentazione del consenso, cioè di qualità della politica e della classe dirigente che ne consolidi la credibilità, l’attrattività e, appunto, la capacità rappresentativa.
Sicchè il PdL per crescere non ha bisogno di aggregare pezzi di vecchia classe dirigente alla ricerca di nuove protezioni. Anzi, in questo modo rischia di appannare il suo profilo di forza motore del cambiamento e del rinnovamento e di apparire forza di conservazione, che alimenta opportunismo e trasformismo”.
Questo, invece, il documento reso noto da Boccalone.
Il reclutamento di relitti politici è impolitico, irresponsabile, inopportuno e irrispettoso dei principi ispiratori su cui è stato fondato il PdL: rinnovamento e meritocrazia. Senza alcun pudore, oggi dobbiamo assistere addirittura l’esibizione del trofeo, come simbolo della capacità di fare inclusione politica.
Una caduta di stile che, peraltro, incide negativamente anche nei rapporti di civile convivenza con gli attuali alleati. Tutto questo per consentire solo a qualcuno di recuperare qualche manciata di preferenze.
Non ci si può ridurre a questo per un piatto di lenticchie. Errico non potrà essere mai simbolo di rinnovamento! Non è neanche frutto di valutazione e sintesi di un percorso politico, all’interno dello stesso partito.
A questo punto, bisogna anche chiedersi quanto costano al PdL in termini di consenso quelle quattro preferenze che presumibilmente si verificheranno in agro sannicolese e santangiolese?
Il PdL non ha bisogno di classe dirigente di risulta. Ha sufficiente consenso per puntare su quella propria. Errico e Falato, altro neo-acquisto, non credo che potranno essere sintesi del PdL per rappresentare in futuro elettorato passivo.
Sarebbe un’offesa per tutti coloro che per anni hanno profuso energia e passione nell’ambito dei contenitori politici che hanno deciso di sciogliersi per dare vita alla nuova stagione politica attraverso il PdL.
Perché accade tutto questo?
Il PdL locale non ha assolutamente equilibrio di indirizzo politico.
Nato sì, per quote, è stato, però, impostato per decidere all’unanimità tra le numerose componenti partitiche che lo hanno fondato. A Benevento oggi assistiamo alla svendita di una straordinaria storia politica intrisa di passione, di governo e di opposizione. L’attuale vertice locale del PdL è animato da un’unica causa: l’elezione di Colasanto, al quale anche la Sorrentino è chiamata a dare il proprio contributo. Come se fosse un accessorio “usa e getta”.
La politica con le sue ragioni e i suoi valori è stata seppellita dalle debolezze e dalla voglia di riscatto di chi vive da tempo nell’emarginazione.
E’ deplorevole, anche, il silenzio di chi avrebbe dovuto sentire il dovere di intervenire quando si sono verificati attacchi personali a mezzo stampa, con offese a chi ha contribuito a scrivere la storia della città. Chi tace acconsente. Bisogna evitare di fare campagna elettorale così partigiana e antidemocratica, non disdegnando di ricorrere anche al baratto.
La politica ha immediato bisogno di riaffermare le sue regole; bisogna mobilitarsi per ripristinare le ragioni che hanno portato alla costituzione del PdL. Risolutezza e decisione per affermare coerenza e compattezza, altrimenti rischiamo di sfiorare il ridicolo con manifestazioni e adesioni che non potranno mai rappresentare l’idea del rinnovamento.